PROROGA AD PERSONAS

PROROGA AD PERSONAS

 

Il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge, non ancora promulgato dal Presidente della Repubblica, ma è solo questione di tempo, con cui viene prorogata l'età di cessazione dalle funzioni giurisdizionali solo per alcuni magistrati aventi funzione apicale fissando l'età di 72 anni: una vera e propria proroga ad personas. La motivazione addotta dell'elevato contenzioso in Cassazione non regge la realtà, in quanto gli Uffici giudiziari di primo grado continuano ad essere in affano senza che il governo avesse avuta la sensibilità istituzionale di prevedere una proroga anche per la magistratura ivi in servizio. 

Il provvedimento legislativo non solo risulta approssimativo e pasticciato, ma addirittura presenta palesi illegittimità costituzionali, in quanto vengono discrimati tutti gli altri magistrati, sia ordinari che onorari in servizio, che dovranno cessare le funzioni rispettivamente a 70 anni e 68 anni; limiti già abbassati nel 2014, provocando prevedibili carenze di organico all'interno degli uffici giudiziari. Oggi viene aumentata l'età di cessazione solo per alcuni magistrati; così facendo il Governo dà la sensanzione di arrogarsi il potere di scegliere quali debbano essere i magistrati che possano continuare le funzioni giurisdizionali e coloro che sono destinati a terminare il servizio, con buona pace dell'autonomia ed indipendenza della magistratura e divisione dei poteri costituzionali. 

La palese discriminazione oggetto del provvedimento legislativo fa il paio con quella perpretata ai danni della magistratura di pace ed onoraria con la L. 57/2016 in cui è stata fissata l'età di cessazione dalle funzioni giurisdizionali all'età di 68 anni, dopo averla diminuita per ben due volte: da 75 anni a 72 anni e, come detto, da 72 a 68, nel silenzio dei media, della politica e della magistratura ordinaria. 

Proprio alla vigilia dell'approvazione della L. 57/2016 (aprile scorso) avevamo paventato che il complice silenzio di tutti, potesse dare il tacito via libera al governo di poter determinare, a suo piacimento, il destino della magistratura, circostanza che puntualmente si sta verificando. A nulla servirà il Plenum del C.S.M. previsto per il 07 settembre p.v. in cui probabilmente si discuterà del decreto legge, specie se nel frattempo il provvedimento verrà promulgato dal Presidente della Repubblica che, come la Costituzione prevede, è anche Presidente del C.S.M..

La distinzione di età prevista per l'intera magistratura vìola, altresì, i prìncipi sanciti dalla Carta Sociale Europea, vincolante per l'Italia, in quanto firmataria e Stato Membro dell'U.E., che vieta qualsiasi tipo e forma di discrminazione.

La politica è chiamata a risolvere i problemi e non ad aggravarli.

Auspichiamo che in sede di conversione del decreto legge venga posto rimedio a questa discriminazione fissando un'età di cessazione dalle funzioni giurisdizionali uguale per tutta la magistratura in ogni sua forma, sia ordinaria che onoraria.

Gabriele Di Girolamo - Presidente A.N.G.d.P. -