COMUNICATO UNITARIO ANGDP UNAGIPA CGDP

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Nell'imminenza della presentazione in Consiglio dei Ministri del decreto legislativo che vorrebbe ridisegnare, disinteressandosi dell'Europa, l'intero assetto della magistratura onoraria e di pace, il Ministro della Giustizia non ha ancora dato risposte alle manifeste criticità contenute nel provvedimento legislativo in esame, denunciate dalle associazioni di categoria e confermate dalle Commissioni parlamentari di Giustizia, Bilancio ed Affari Costituzionali che, pur avendo dato un parere apparentemente favorevole al provvedimento, non hanno potuto fare a meno di porre numerose condizioni alla sua approvazione, tanto da smantellarne l'intero impianto.

Anche il Consiglio Superiore della Magistratura, nel proprio corposo parere di ben 52 pagine, ha smontato pezzo dopo pezzo l'intera riforma, sottolineando le negative conseguenze della stessa ed auspicando una legge ad hoc per la stabilizzazione  della magistratura onoraria in servizio, così come aveva in precedenza suggerito il Consiglio di Stato.

Senza tralasciare la motivata preoccupazione di ampi settori  della magistratura professionale (oltre 200 capi degli uffici giudiziari), la quale continua ad osteggiare la riforma così come è strutturata, in quanto porterà al blocco del sistema giudiziario italiano, già compromesso dalle miopi politiche governative poste in essere negli ultimi anni.

La previsione dell'utilizzo della magistratura onoraria e di pace per non più di uno o due giorni alla settimana, con un irrisorio compenso da pensione sociale, a parità di dotazioni organiche, porterà ad un allungamento considerevole della durata dei procedimenti civili e penali e, cosa ancor più grave, affosserà un settore nevralgico della Giustizia qual è quello che si occupa di immigrazione clandestina, che in questi anni ha superato ogni livello di sostenibilità. La magistratura di pace è, infatti, impegnata sette giorni su sette su questo fronte, con procedimenti penali e di convalide delle espulsioni che non potranno più essere garantite in conseguenza della scellerata riforma.

Dopo aver stanziato ben diciassette miliardi di euro per il salvataggio degli istituti di credito, il governo non si può più nascondere dietro l'"alibi" della mancanza di risorse e negare diritti e garanzie a cinquemila lavoratori che hanno tenuto in piedi l'intero sistema giudiziario, trattando negli ultimi 15 anni oltre il 60% del contenzioso civile e penale.

Oggi il governo italiano ha l'occasione di correggere la politica giudiziaria deleteria e varare in tempi rapidissimi un provvedimento legislativo che tenga conto dei pareri del Consiglio di Stato e del Consiglio Superiore della Magistratura in tema di stabilizzazione dei magistrati onorari e di pace in servizio, nell'interesse del Paese e della Giustizia.

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