INTERVENTO DELL'ANGDP ALL'INAUGURAZIONE DELL'ANNO GIUDIZIARIO 2020

INTERVENTO DELL'ANGDP ALL'INAUGURAZIONE DELL'ANNO GIUDIZIARIO 2020

Di seguito pubblichiamo l'intervento che i rappresentanti dell'ANGdP hanno svolto all'inaugurazione dell'anno giudiziario che nella giornata di ieri 01 febbraio si è celebrato nelle sedi delle Corti d'Appello.

 

 

"Signor Presidente, Signor Procuratore, Autorità convenute,

sono trascorsi poco più di due anni dall’entrata in vigore della riforma della magistratura onoraria e di pace: la c.d. riforma Orlando e, benché entri in vigore definitivamente il 16/08/2021, già si sentono i nefasti effetti di quelle poche norme già in essere e che stanno colpendo la magistratura onoraria e di pace, che ricordo gestisce complessivamente circa l’80% della giurisdizione civile di primo grado e circa il 60% di quella penale, il tutto senza garanzie e tutele costituzionali e nel silenzio delle istituzioni italiane.

Se non si interverrà con urgenza, con raziocinio, con autorevolezza e senza pregiudizi nel cestinare la riforma Orlando o quanto meno modificarla nel profondo, a partire dall’agosto 2021 l’intero sistema giustizia si fermerà con conseguenze negative sia per i cittadini, ma anche e soprattutto per l’intera avvocatura, che solo recentemente, con colpevole ritardo e limitatamente ai grossi uffici giudiziari, si sta rendendo conto dei reali effetti della riforma Orlando. Anche l’associazionismo della magistratura professionale, anch’essa con ritardo, ha fatto notevole aperture al fine di apportare delle modifiche alla riforma Orlando, anche se limitatamente ai magistrati onorari e di pace in servizio.

La riforma Orlando è stata voluta pervicacemente da un manipolo di burocrati ministeriali, oggi rientrati nei ruoli della magistratura professionale con incarichi di prestigio, a dimostrazione che in Italia la meritocrazia è un’utopia.

Delle nefaste conseguenze della riforma Orlando né è consapevole anche l’attuale ministro della giustizia Alfonso Bonafede, il quale ha presentato un disegno di legge avente ad oggetto le modifiche alla riforma Orlando, il cui contenuto peraltro ha disatteso gli accordi presi al tavolo tecnico ministeriale che si è concluso lo scorso marzo. Il disegno di legge risulta essere ancora fermo, se non insabbiato, in Commissione Giustizia del Senato, nonostante l’urgenza e le numerose sollecitazioni da parte delle istituzioni europee.

Sotto quest’ultimo aspetto vorrei segnalare che la Commissione europea, fin dal giugno 2016, aveva indicato la strada maestra per la soluzione dei problemi della magistratura onoraria e di pace, ma i governi che si sono avvicendati, in gran parte autodefinitisi europeisti, hanno allegramente violato il diritto comunitario e con esso la Costituzione italiana (art. 117 c. 1) su cui hanno prestato giuramento di fedeltà. Nel corso degli ultimi anni sono intervenuti anche altre istituzioni europee: il Comitato europeo dei diritti e delle uguaglianze sociali che nel 2016 ha sancito la violazione da parte dell’Italia del principio di non discriminazione del giudice di pace in relazione alla figura professionale di riferimento, principio sancito nel trattato della Carta Sociale europea e ratificato dall’Italia. E’, altresì, intervenuto il Parlamento europeo in seduta plenaria il 31 maggio 2018 in cui condannava da un punto di vista politico gli Stati membri, in generale, e l’Italia, in particolare, dell’uso scorretto dei contratti a termine reiterati e, quindi, del lavoro precario.

La presentazione del DDL da parte dell’attuale ministro della giustizia, tuttavia, non risolve gli annosi problemi della magistratura onoraria e di pace, né accoglie alcuno dei principi sollecitati dalle istituzioni europee, tant’è che è imminente l’apertura della procedura di infrazione, con tutte le conseguenze che ne possano derivare, non ultima in termini finanziari.

In questi anni abbiamo cercato di svegliare la coscienza della politica italiana, attraverso numerose astensioni, affinchè fossero riconosciute quelle tutele costituzionali che ogni lavoratore deve avere in un Paese civile e di diritto. Oggi, si conclude l’ennesima astensione della magistratura di pace proclamata dall’ANGdP e dall’UNAGIPA.

L’inerzia o peggio la mancanza di coraggio della politica italiana hanno indotto i giudici di pace ha presentare delle pregiudiziali dinanzi alla Corte di Giustizia, la cui decisione si avrà fra qualche settimana.

Nelle sue conclusioni l’Avvocato Generale presso la Corte di Giustizia ha cristallizzato alcuni sacrosanti principi:

 

-          Il giudice di pace è un giudice ai sensi dell’art. 267 del Trattato per il funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), per cui è un giudice indipendente ed autonomo con legittimità di applicare il diritto comunitario ed adire la Corte di Giustizia; inoltre quest’ultima ha più volte sancito che un’adeguata retribuzione è il presupposto dell’indipendenza e dell’autonomia, con la conseguenza che il corrispettivo non può limitarsi ad un rimborso spese, così come vuole l’Italia, ma deve essere idoneo al sostentamento ed a garantire l’indipendenza oggettiva dei giudici di pace; a quest’ultimo, peraltro, è la stessa legge che determina il tetto reddituale attraverso l’indicazione di un’indennità lorda annua;  

-          È un lavoratore a tutti gli effetti secondo la direttiva europea 89/391 e con tutte le tutele e le garanzie del lavoratore, compreso il riconoscimento delle ferie pagate; la nozione di lavoratore non può essere interpretata in modo da variare a seconda degli ordinamenti nazionali, per cui la natura c.d. onoraria del giudice di pace non rileva ai fini della definizione di lavoratore sancita dal diritto europeo;

-          È un lavoratore a tempo determinato, ma tale condizione non può essere interpretata in maniera meno favorevole dei lavoratori a tempo indeterminato comparabili ed il giudice di pace è comparabile per le funzioni svolte al magistrato professionale;

E’ avvilente constatare che una categoria di lavoratori si sia dovuta rivolgere alla magistratura sovranazionale perché la politica nazionale ha dimostrato di essere sorda e superficiale, nonostante si  autodefinisca “europeista”, trincerandosi dietro la stucchevole motivazione di mancanza di risorse, ma riesce in pochi minuti a trovare oltre 1 miliardo e mezzo di euro, in aggiunta a quelli già stanziati, per i costi annui di Palazzo Chigi; per regolarizzare l’intera magistratura onoraria e di pace sarebbe sufficiente il 5% della suddetta cifra;

E’ avvilente constatare che il giudice nazionale, nonostante la chiarezza del diritto comunitario, della Costituzione italiana e della legge istitutiva del giudice di pace, abbia definito quest’ultimo “un volontario ed un funzionario onorario nominato discrezionalmente dalla politica”. Bisogna, tuttavia, dire che qualcosa sta cambiando: lo scorso 29 ottobre il Tribunale di Vicenza ha rimesso alla Corte di Giustizia europea nuove pregiudiziali sullo status del magistrato onorario e lo scorso 24 gennaio un preparato e coraggioso magistrato professionale della Sezione Lavoro del Tribunale di Sassari ha riconosciuto ad un magistrato onorario lo status di lavoratore dipendente per la funzione giurisdizionale svolta;

E’ avvilente constatare che la politica italiana non voglia seriamente risolvere il problema della magistratura onoraria e di pace, che si trascina da oltre venti anni, incurante della recente relazione redatta dalla Corte di Strasburgo da cui si evince che l’Italia è riuscita perfino a superare per lentezza dei processi anche la Turchia.   

Se si vogliono realmente evitare i deleteri effetti della riforma Orlando oltre a limitare i danni ai cittadini, all’avvocatura ed alla finanza pubblica, si chiede all’attuale ministro della giustizia Alfonso Bonafede di dimostrare la sua autorevolezza intervenendo in prima persona nell’apportare modifiche sostanziali e radicali al DDL che porta la sua firma, conformandolo al diritto comunitario ed alla Costituzione italiana.

Se si vuole effettivamente che ci siano dimezzamenti dei tempi processuali è necessario regolamentare lo status della magistratura onoraria e di pace, alla luce del diritto comunitario.

Non sarà certo l’approvazione della riforma sulla prescrizione che porterà al dimezzamento dei tempi processuali, tenuto conto della inadeguata risposta dello Stato alla domanda di giustizia".